Non c’è più posto nelle camere d’ospedale, non c’è più dignità nemmeno nel momento più intimo e delicato per la vita di un uomo quale é quello della morte. La denuncia di questo operatore (VIDEO QUI
https://bit.ly/349lWkk) che lavora all’ospedale veronese di Borgo Trento mi lascia profondamente turbato.
Di fronte a una regione in evidente affanno, le parole pronunciate in questo video cozzano profondamente profondamente con alcune dichiarazioni di personalità pubbliche che -anche in questi giorni- non hanno smesso di tranquillizzare fintamente la popolazione affermando che la situazione é sotto controllo.
E le foto degli assembramenti nei centri storici di questo finesettimana ci confermano che non tutti hanno capito, non tutti hanno compreso a fondo la situazione in cui ci troviamo. Ma migliaia di morti al giorno e decine di migliaia (almeno quelli certificati) di contagiati sono un prezzo che non possiamo continuare a pagare ancora per molto prima che il sistema -e con esso la nostra società- collassi su se stesso; sono numeri che devono indurci ad una riflessione collettiva.
Davanti a tutto questo non esiste politica, non esistono partiti, non esistono maggioranza e opposizione, ma deve esistere un grande sentimento di responsabilità collettivo, di “senso civico” avremmo detto un tempo.
Serve che tutti quanti noi ci sforziamo, facciamo altri sacrifici, limitiamo all’essenziale la nostra vita al di fuori dell’uscio di casa anche in questo periodo natalizio a noi tanto caro.
E se proprio dobbiamo spostarci facciamolo all’interno dei nostri rioni così potremo aiutare anche quelle piccole-medie realtà chiamate romanticamente “botteghe di quartiere”, che oggi vivono grandi difficoltà economiche.
Si può fare, si deve fare, perché se l’arrivo del vaccino é imminente, i danni che, nel frattempo, questo virus può fare sono ahimè ancora parecchi.
Riccardo Olivieri, cittadino veronese e consigliere in 3^ Circoscrizione
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