Sette a uno: no, non è il risultato di una mirabolante partita di calcio che segna la vittoria schiacciante di una squadra sull’altra, ma è l’esito delle votazioni delle otto circoscrizioni contro la modifica al loro regolamento proposta dalla maggioranza Sboarina.
Sette circoscrizioni contrarie su otto è un dato che non lascia spazio all’interpretazione, una sonora bocciatura. Ma perché si è arrivati a questo risultato?
Da anni le Circoscrizioni di Verona sono lasciate a loro stesse: i budget di spesa non aumentano, il personale che va in pensione non viene sostituito e le competenze che dovrebbero essere ampliate per rispondere efficacemente ai cittadini continuano a rimanere le stesse. Da quando sono consigliere sono stato primo firmatario e co-promotore di decine e decine fra mozioni, richieste e ordini del giorno, ma nella maggior parte delle volte ai problemi segnalati non è stato dato alcun seguito. Questo in parte perché sono all’opposizione e quindi prima vengono le richieste della maggioranza, ma soprattutto perché nel singolo caso specifico o la circoscrizione non aveva le competenze -e quindi bisognava elemosinare l’attenzione di qualcuno più in alto- o non avevamo i fondi sufficienti per intervenire.
Come consiglieri locali non veniamo quasi mai coinvolti nei processi decisionali dell’amministrazione centrale e spesso le nostre deliberazioni -assunte anche a larga maggioranza- vengono ribaltate o addirittura completamente ignorate dal comune. Tutto ciò, va da sé, si riverbera sui quartieri (soprattutto sui più periferici) che molte, troppe volte in questo modo vengono privati di un canale, di un organo vicino al territorio che abbia la possibilità di risolvere celermente ed efficacemente i loro problemi e portare avanti le loro istanze.
Questa riforma è stata bocciata perché invece di valorizzare, potenziare ed efficientare i parlamentini locali, modificando solo il sistema elettorale li sta ulteriormente politicizzando e snaturando rispetto alla ragione della loro nascita che era quella di riunire sotto un unico organo istituzionale i vecchi comitati civici di quartiere.
Ma allora – mi domando -, visto che manca la volontà tenere in piedi delle circoscrizioni che effettivamente contino qualcosa, perché non optare per una scelta più radicale tornando allo spontaneismo di quei comitati?
Riccardo Olivieri, Consigliere Terza Circoscrizione
Commenti recenti